ALBERTO ASTOLFI
La critica


Artista schivo, isolato e tormentato dai dubbi piuttosto che vittima di troppe e inutili certezze, il pittore rodigino Alberto Astolfi ritorna nella sua città con una bella ed affollata “personale” alla Gran Guardia, che raccoglie opere realizzate negli ultimi vent’anni.
La pittura di Alberto Astolfi si situa sul versante dell’eredità surrealista, ma secondo una prospettiva personalissima, che privilegia, si, il sogno e lo stupore del reale, ma in una dimensione carica di fortissime tensioni e percorsa da un profondo dolore cosmico.
Ecco delle piramidi sottili che sono in realtà degli aculei insidiosi che emergono dal suolo, oppure tubi e condotti che si intersecano e si aggrovigliano intorno ad oggetti, personaggi indefiniti ed indefinibili, paesaggi immobili. E ancora lunghe assi di legno che finiscono inevitabilmente per assumere la forma della croce e fasce infinite che si svolgono ed avvolgono penetrando in ogni anfratto.
E insomma, il mondo è prigioniero di questi grovigli ed attraversato crudelmente da punte che sovente si ritorcono come unghie.
Al di là di enigmi e metafore che si rifanno ad una sensibilità trepidante e ai tragici echi del mondo in cui viviamo, va detto che i quadri laceranti di Astolfi raccontano la storia della forma, del suo consistere e della difficoltà a durare e preservarsi.
Strappi ampi e profondi e drammatiche slabbrature, insieme ai grovigli letali, dilaniano il paesaggio e le persone, quasi a dirci che l’unità dell’essere e la bellezza sono ormai perdute e che solo rimangono all’uomo dei ricordi ammorbati e questi frammenti di esistenza torturata.
Una tensione che trova riscontro in una temperatura cromatica di straordinaria evidenza e forza.

Sergio Garbato

La mostra di Alberto Astolfi patrocinata dal Comune di Rovigo nella quale il pittore espone una quarantina di quadri risalenti agli ultimi vent’anni di attività è stata inaugurata sabato 22 Novembre 2003 con una folta presenza di pubblico.
Astolfi ha iniziato a coltivare la passione per l’arte fin dalla tenera età volgendo l’attenzione alle più disparate tecniche ed espressioni pittoriche.
Dopo aver esposto fino alla fine degli anni sessanta in varie collettive, ha iniziato poi ad appartarsi e a dipingere unicamente per sé, dubbioso circa la validità artistica e professionale dei suoi dipinti, accorgendosi di essere passato da una pittura impressionista ad una di tipo surrealista.
Il pericolo di "isolamento" vissuto dall'artista più che dalla paura è dipeso dall'impegno familiare e professionale, svolgendo per gran parte del suo tempo l’attività di grafico pubblicitario.
Una parentesi che ha dato poi estro alla sua creatività. Ciò che riaffiora dai suoi quadri, è l’idea e il suo desiderio di tenere tra loro le cose unite, in forma duratura e forte attraverso costruzioni fantastiche, basta vedere l’atto d’amore che unisce l’uomo e la donna visti come angeli.
Evidente è "il desiderio di vita che si avverte negli oggetti anche più inerti, quali il legno e i tubi di ferro, fantasticamente legati tra loro".

Pino Schiesari

Si muove con abilità, destrezza e grande capacità tecnica nel misterioso ed inidentificato mondo dell'inconscio e dell'inconsapevole dal quale sa trarre immagini, apparentemente legate alla natura, che ritraggono fitte vegetazioni, uomini e oggetti che non sono altro che simbolizzazioni di stati mentali, luoghi del proprio sentire surreale e sognante, figurazioni in cui il gesto, piuttosto che l'idea, fa cambiare gli scenari; sembrano racconti di città e paesaggi avventurosi e fantastici bloccati in una sorta di precarietà che neppure certe accensioni coloristiche riescono a dissipare.

Luciano Lepri